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L’agricoltura sfamerà, e quindi salverà, il mondo. L’agricoltore fa il lavoro più importante sulla terra. L’agricoltura soddisfa i bisogno primari e va protetta con tutte le forze.

Queste sono, in sintesi, le tematiche più ricorrenti da qualche anno (non molti a dire la verità) sui mass media e, in generale, nell’opinione pubblica più attenta, informata e lungimirante.

 

Tutte verità sacrosante, ma chi fa agricoltura veramente (e non ne parla soltanto) sa bene che la realtà è molto diversa e tutta questa alta considerazione sul mondo rurale in realtà si traduce spesso solo in belle parole e promesse, soprattutto quando si tratta di prendere decisioni politiche.

Eppure, se un gigante della finanza mondiale come Google (che vanta un astronomico capitale di quasi 400 miliari di dollari) comincia a interessarsi di agricoltura significa che il vento, almeno al di là dell’oceano, sta cambiando.

Da poche settimane è infatti on line il sito di Farmer Business Network (www.farmersbusinessnetwork.com), una “Incorporated” – vale a dire un tipo di società Usa – che offre un servizio molto interessante ai farmers americani.

In pratica chi aderisce alla rete mette in condivisione i propri dati aziendali ottenendo l’accesso a una banca dati di informazioni potenzialmente sconfinata, tanto più ampia quanto più sono i soggetti in rete.

Un video tutorial sulla home page del sito spiega grosso modo come funziona: chi aderisce comunica, tramite il sito, dove si trovano le proprie coltivazioni, cosa si sta coltivando e i dati agronomici (varietà utilizzate, fertilizzazioni, irrigazioni, trattamenti, ecc.). In pratica si mette on line il proprio “quaderno di campagna”, con la garanzia dell’anonimato da parte del sito che disaggrega i dati che vengono forniti.

In base alle proprie richieste il sito offre una serie di servizi molto interessanti, tra cui il “benchmark”, che altro non è se non un confronto, una comparazione, tra i propri risultati, ad esempio quelli sulla produttività ad ettaro del mais, e quelli di altre aziende, sempre disaggregati, presenti nel network.

Il cosiddetto “benchmarking competitivo” fra aziende è un sistema veloce, semplice ed economico che viene normalmente utilizzato dalle aziende e che offre buone possibilità di trovare soluzioni innovative, ma risulta tipicamente di difficile applicazione se non vi è collaborazione e se vi è timore nel rivelare dati fra concorrenti. Il sito risolve il problema e offre, con un’analisi approfondita delle performance, consigli tecnici per migliorare, ad esempio, l’efficacia della fertilizzazione o dell’irrigazione. Il sito sostiene di avere già informazioni valide per milioni di acri e il servizio ha un costo contenuto per gli agricoltori: 500 dollari (455 euro) all’anno tutto compreso e senza differenze in base all’ettarato aziendale.

 

Ma cosa centra Google? Centra eccome, perché Google ci ha messo i soldi: per l’esattezza ha stanziato finanziamenti per 15 milioni di dollari tramite la divisione di “venture capital” per lo sviluppo di Farmers Business Network. Stiamo parlando di circa 13,6 milioni di euro, non proprio bruscolini, che permetteranno a questo sito di fornire il proprio servizio, nei prossimi mesi, in 17 Stati Usa e per 16 differenti colture.


Ma i vertici di Google sono interessati davvero a fornire un servizio agli agricoltori o i motivi che hanno spinto a finanziare questo progetto sono altri? Diciamo che il lavoro vero di Google non è semplicemente quello di aiutarci nelle ricerche su internet, ma di gestire i “Big data”, cioè, detto in parole povere, enormi banche dati contenenti informazioni. Queste banche dati hanno un valore molto elevato, soprattutto se contengono informazioni precise e dettagliate (in gergo “referenziate”), che possono essere messe sul mercato ad uso di altri soggetti.

Nel caso di Farmers Business Network le informazioni contenute nei loro “big data” relativi agli agricoltori, ovviamente, possono interessare molto ad aziende produttrici di mezzi tecnici o meccanici. Fin qui niente di nuovo, questo tipo di utilizzo dei dati è già attivo da diversi anni, ma il fatto che sia partito un progetto dedicato così specificatamente alla produzione agricola è segno che quest’ultima è molto più interessante, da un punto di vista economico, di quanto si pensi.

Adesso resta da vedere se Farmers Business Network diventerà “grande” in termini di sottoscrittori o no, il valore, e l’efficacia, del servizio, infatti, sta tutto nella quantità di associati.

Photo credits: web