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I cambiamenti climatici sono sempre più protagonisti “ingombranti” nelle notizie diffuse dai giornali e dalla tv, alimentate dall’incessante flusso di condivisioni e viralità sui social network. Guerre, intere popolazioni profughe, scarsità d’acqua potabile e cibo, sistemi agricoli di paesi in via di sviluppo messi in ginocchio, comunità rurali in difficoltà in tutto il mondo, dalla Spagna all’Australia, passando per l’India e la California. Le emissioni di gas serra dovute all’utilizzo di combustibili fossili sono additate come le principali responsabili dei

mutamenti climatici, anche se una parte della comunità scientifica ritiene che si tratti “solamente” di una ciclicità a cui è soggetto il pianeta, una ciclicità che sarebbe possibile leggere nella storia della terra.

Fatto sta che la problematica è globale e si declina in situazioni di siccità mai osservate prima a memoria d’uomo, per intensità ma anche per diffusione globale. Allo stato critico in cui si trova la terra, si aggiunge una intensificazione degli eventi ascrivibili al fenomeno climatico noto come El Niño.

Molto se ne parla ma in pochi sanno veramente di cosa si tratta. Grazie a wikipedia, possiamo comprendere meglio alcuni passaggi:

“conosciuto anche con la sigla ENSO (ENiño-Southern Oscillation), è un fenomeno climatico periodico che si verifica nell’Oceano Pacifico centrale nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, ma con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni. Il fenomeno provoca inondazioni, siccità e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione. I paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, in particolare quelli che si affacciano sull’Oceano Pacifico, ne sono i più colpiti, sebbene si ritiene possa avere effetti anche a scala globale attraverso modificazioni della circolazione atmosferica in tutto il pianeta”

 

Per definizione si è in presenza di El-Niño quando la superficie della parte centrale dell’Oceano Pacifico manifesta un incremento della temperatura di almeno 0,5 °C per un periodo di tempo non inferiore ai 5 mesi.

Dall’analisi dei primi dati di Ottobre, sembra che possa ripresentarsi un evento simile in forza a quello del 1997-1998. Si prevede che l’impatto si avvertirà almeno attraverso tutto il prossimo inverno.

 

La siccità può essere definita in vari modi. Una siccità meteorologica, per esempio, è quando non si verificano precipitazioni (anche a carattere nevoso). Una siccità idrologica è quando la mancanza di precipitazioni insiste per un periodo abbastanza lungo per abbassare i livelli dei fiumi e delle falde acquifere. In questo momento, le agenzie internazionali che si occupano di problematiche ambientali e meteorologiche stanno rinviando ai governi nazionali la decisione di decretare lo stato di calamità, perchè ritengono che possa trattarsi di parametri a volte soggettivi e dai connotati altamente politici. In ogni caso, in qualsiasi modo si definisca la siccità, questa non può ad oggi essere gestita con azioni preventive. Ne è un caso eclatante la California.

Un sistema globale che avrebbe dovuto monitorare le prossime siccità e emettere segnalazioni è stato proposto per la prima in un vertice ministeriale in Sud Africa nel 2007 dai ricercatori del governo degli Stati Uniti, guidati da Jay Lawrimore del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Inizialmente, il programma di ricerca sul clima mondiale delle Nazioni Unite ha raccolto la sfida. Un workshop a Barcellona nel 2011 ha chiesto la creazione di un sistema informativo di siccità globale. Ma, a dispetto di qualche sovvenzione da parte dell’Unione europea, un vero finanziamento non c’è mai stato

Il progetto è in fase di stallo perché nessuna agenzia esistente ha accettato la responsabilità.

Esiste un osservatorio Europeo sulla siccità l’European Drought Observatory!

http://edo.jrc.ec.europa.eu/edov2/php/index.php?id=1000#

 

Le pagine contengono informazioni come mappe e indicatori derivati da diverse fonti di dati (ad esempio, le misure di precipitazione, misure satellitari, modelli sul contenuto di umidità del suolo). Diversi strumenti consentono la visualizzazione e l’analisi delle informazioni e vengono rilasciati degli aggiornamenti in caso si prospetti il verificarsi di siccità imminenti.

 

Se invece siete curiosi di consultare una mappa a livello mondiale, consultate la seguente pagina del NOAA:

http://gis.ncdc.noaa.gov/map/drought/Global.html#app=cdo

Nel prossimo articolo, tenteremo di fornire una panoramica dei contesti mondiali che stanno fronteggiando il problema della siccità:

California, Est e Centro Europa, Nord dell’India, Australia, Spagna, regione Mesopotamica, Sud-est del Brasile.

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Fonti:

  • https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o
  • http://www.wri.org/
  • http://www.theguardian.com/global-development-professionals-network/2015/oct/09/why-isnt-there-a-global-body-to-monitor-drought
  • http://www.drought.gov/gdm/current-conditions

Immagini:

kalw.org, web