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L’agricoltura ha molta meno responsabilità di quello che si crede nell’inquinamento delle acque da nitrati. Stando infatti a quanto sostiene l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, l’impatto dei nitrati di natura zootecnica interessa non più del 10% delle superfici, tranne in Piemonte dove tale tasso sale al 19%. In pratica l’Ispra deresponsabilizza la zootecnia della Pianura Padana evidenziando“la non

attribuibilità della responsabilità del processo di contaminazione da nitrati alle sorgenti zootecnico prevalente”.

La ricerca è stata presentata lo scorso 28 maggio al Ministero delle politiche agricole durante una riunione per l’applicazione della Direttiva nitrati, alla presenza del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e del suo collega all’ambiente Gian Luca Galletti, e tra gli obiettivi emersi nell’ambito dell’incontro c’è stata la volontà di studiare una strategia di ampio respiro, che coinvolga il Ministero delle politiche agricole, quello dell’ambiente e le Regioni in una revisione a livello europeo della Direttiva nitrati, che prenda in esame l’effettiva capacità di assorbimento dell’azoto da parte delle colture, in modo integrato e intersettoriale.

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