Un catalogo
completo e
multispecie, per
le semine
primaverili e
autunnali

La programmazione è una componente particolarmente importante in qualsiasi attività imprenditoriale e quindi lo è anche in agricoltura. In questo periodo dell’anno, in relazione ai cereali autunno-vernini  uno degli aspetti più importanti da considerare è rappresentato dalla scelta e dall’acquisto dei fertilizzanti  azotati, almeno per il primo intervento di concimazione.

Individuare il  momento corretto per effettuare l’azotatura per aiutare e preparare la coltura alla ripresa primaverile a volte corrisponde (in annate particolarmente piovose o in

terreni particolarmente pesanti e umidi) con le ultime gelate invernali (eventualmente anche solo notturne). Conviene quindi essere pronti, sia con la verifica del corretto funzionamento dello spandiconcime che con la disponibilità in azienda del fertilizzante azotato da distribuire.

Nelle realtà italiane indentificate come “zone vulnerabili all’inquinamento da nitrati”, la data a partire dalla quale si possono effettuare gli apporti di azoto viene regolamentata. Questo è un altro aspetto importante da verificare e per questo ci si può rivolgere agli uffici di zona della propria associazione di categoria.



Con l’accestimento (a partire dalle 3-4 foglie) inizia una fase di assorbimento di azoto che può variare da 10 unità per il primo germoglio di accestimento, fino alle 35 nel caso di 4/6 germogli. Non tutti i germogli in accrescimento daranno seguito alla formazione di una spiga. Il grado d’accestimento è espresso dall’indice d’accestimento corrispondente al numero di germogli fertili, cioè con spiga, per pianta.

Le parole chiave alla base di un buon piano di concimazione sono 3: 

  • quando
  • quanto
  • cosa

Se le parole appaiono semplici e banali nel loro significato, così non lo è l’interpretazione in associazione alla dinamica della fertilizzazione. Quando intervenire e in che quantità sono gli aspetti più difficili da chiarire, mentre in relazione alla tipologia del prodotto da utilizzare ( il “cosa”), l’aspetto decisionale appare più semplice e lineare.

Partendo proprio dal “cosa”, il concime azotato più utilizzato e parallelamente più indicato per i cereali a paglia è il Nitrato Ammonico, il sale dell’ammoniaca con l’acido nitrico. La sua formula chimica è NH4NO3. Reagisce endotermicamente con l’acqua, il che lo rende il componente attivo del cosiddetto “ghiaccio istantaneo”, per uso medico o sportivo.

Il Nitrato Ammonico si presta ad essere il fertilizzante ottimale per i seguenti motivi:

  • Azoto nitrico a pronto effetto, subito disponibile per l’assorbimento della coltura
  • Azoto ammoniacale a più lenta assimilazione, che costituisce una riserva nel suolo più duratura nel tempo
  • Maggiore efficienza d’uso dell’azoto se paragonato all’applicazione di urea (soggetta a perdite per volatilizzazione fino al 20% dell’azoto applicato)
  • Ideale per la tecnica della concimazione frazionata, (2 -3 interventi) poichè può essere applicato ed immediatamente assimilato in corrispondenza delle fasi di maggiore esigenza di azoto da parte della coltura

La scelta del Nitrato Ammonico, può anche essere fatta andando a cercare formulati commerciali che includano la presenza di zolfo (anidride solforica), un elemento molto importante per le proteine e quindi pe ril profilo qualitativo delle granella.

Quando e quanto?

La tecnica della concimazione frazionata, la più versatile e adattabile alle esigenze della coltura, ai differenti tipi di suolo, alla fertilità residua e all’andamento climatico, prevede un primo intervento in accestimento. Una seconda entrata in campo dovrebbe essere effettuata nel momento della levata  (una dose eccessiva in questa fase può provocare pericolosi allettamenti). L’ultimo e più correttivo intervento è da programmare per la fase di fioritura. In questa fase  fisiologica sarà la granella a beneficiare dell’azoto e l’apporto (se equilibrato) non indurrà (in caso di eccessi) fenomeni di allettamento. Naturalmente primavere particolarmente piovose possono influire anche sensibilmente sulla possibilità di entrare in campo, limitando quindi il numero di interventi e/o la loro tempistica di esecuzione.

Frazionare consente di adeguare l’apporto di azoto al comportamento della pianta in campo, alla sua fisiologia e alla tipologia merceologica nel caso dei teneri (panificabile, panificabile superiore, di forza, biscottiero) tuttavia interpretare lo stato di salute, lo sviluppo, la risposta agli stress o alle carenze richiede preparazione ed esperienza. Il comportamento della varietà seminata nei confronti degli stress biotici e abiotici, la resistenza agli allettamenti, la natura del suolo, la precessione colturale e molti altri fattori interagiscono in una dinamica complessa e non standardizzabile. Non esiste quindi un’unica ricetta, un unico approccio “matematico” e lineare che possa adattarsi a tutti i casi e se per il “quando” la pratica del frazionamento possa essere tecnicamente universale, questo non vale altrettanto per il “quanto”.

Il tema delle quantità da distribuire è complesso e di difficile analisi, probabilmente il più complesso.

In linea teorica, per il grano,  per ogni tonnellata di produzione attesa l’assorbimento di azoto (dose di asportazione) è variabile tra i 25 e i 30 kg.

Basandoci quindi su un semplice calcolo matematico, nell’ipotesi di produrre 8 ton/ha,  la coltura necessiterà da un minimo di 200 unità ad un massimo di 240 ad ettaro (dose di asportazione). Se valesse solo l’applicazione di questo semplice calcolo sarebbe difficile commettere errori e l’individuazione della dose ottimale sarebbe un semplice numero da leggere su una tabella. Questo vale in termini generali per il bilancio totale della dose da distribuire, tuttavia (come già discusso in precedenza), l’apporto complessivo deve essere frazionato in più volte e quindi occorre anche valutare quanto azoto apportare per ciascun intervento per completare il bilancio. Tendenzialmente fino all’accestimento la pianta assorbe ¼ del totale assorbibile, completando i rimanenti ¾ a partire dalla fase di fine accestimento-inizio levata.

Dobbiamo però porci altre domande, introdurre altre variabili  che rispetto alla dose teorica sopra calcolata possono rappresentare fattori correttivi verso l’aumento della dose o verso il calo;  proviamo ad elencare i principali:

  • Tipologia di suolo (composizione chimica e tessitura)
  • Precessione colturale (asportazioni/restituzioni che influiscono sulla concentrazione di azoto presente nel terreno)
  • Mineralizzazione della sostanza organica
  • Interramento o asportazione dei residui della coltura precedente
  • Temperature medie stagionali e picchi minimi (danni da gelo)
  • Piovosità (effetto dilavamento ma anche quantità di azoto contenuta nelle precipitazioni)
  • Apporti pre-semina
  • Caratteristiche molitorie della varietà scelta (panificabile/di forza/biscottiero)
  • Coefficiente di utilizzazione del fertilizzante (dipende dalla fasi fisiologiche)
  • Sensibilità varietale all’allettamento
  • Dose di semina
  • Indice di accestimento

La complessa interazione di questi elementi rende il sistema pianta-suolo-clima-ambiente estremamente dinamico.

Possiamo provare a semplificare il problema secondo quanto segue:

Concimazione azotata (kg/ha) = Na – Nd – Nm + Np

  • Na (kg/ha): asportazione della coltura
  • 3 kg ogni  tonnellata di granella prodotta
  • Nd (kg/ha): azoto disponibile (nitrico + ammoniacale)
  • Dato che si ottiene dall’analisi del terreno
  • Nm (kg/ha): azoto mineralizzato (kg/ha) anno
  • Rispettivamente 53, 36, 18 kg per terreni sabbiosi, medio impasto e argillosi con percentuali di sostanza organica del’1,5%. Solo circa 1/3 è disponibile per il periodo in cui la coltura del grano assorbe azoto (a titolo di esempio)
  • Np (kg/ha): perdite di azoto per lisciviazione
  • Circa un 10% di azoto lisciviato su terreni di medio-impasto con piovosità di circa 150 mm fino al 50% con piovosità superiori ai 300 mm (a titolo di esempio)

Infine possiamo annotare che una precessione colturale a mais granella, opportunamente concimato può restituire da 20 a 40 unità di azoto, le leguminose da 60 a 80, la bietola da 30 a 70, il girasole da 40 a 60.(a titolo di esempio).

Riassumendo possiamo quindi proporre, in linea generale, che un grano può necessitare di apporti di azoto variabili tra 130 e 180 unità (kg/ha). La forbice è ampia, tuttavia non è possibile, per quanto sopra elencato fornire un valore che sia univoco.  Il frazionamento potenziale può essere così strutturato:

  1. Primo intervento: 35-40% dose totale (accestimento)
  2. Secondo Intervento: 45-50% dose totale (levata)
  3. Terzo intervento: 15 % dose totale (foglia bandiera, fioritura)

Consideriamo poi che i grani che hanno caratteristiche molitorie classificate come “di forza” necessitano inoltre di una dose superiore di azoto ( e minore per i biscottieri).

La variabile legata alla varietà, incide anche sulla resistenza/tolleranza all’allettamento. Concimare in maniera eccessiva una varietà sensibile e con investimenti iniziali troppo fitti (dose di semina elevata) espone la coltura ad un maggiore rischio. Tuttavia, frazionando la distribuzione (come sopra indicato) possiamo modulare la dose apportata spostandola più verso la fioritura che non verso la levata.


Concludendo, visto l’andamento stagionale (sino ad oggi) ci sentiamo di consigliare un primo intervento (fine gennaio/febbraio), con una dose di azoto variabile tra 40 e 60 Kg ad ettaro. Quindi, nella pratica se si utilizza Nitrato Ammonico con titolo 26% occorrerà distribuire tra 150 e 230 kg di concime. 

Il coefficiente di utilizzazione del concime che verrà distribuito in questa prima fase non sarà pari ad 1 (100 % utilizzato dalla pianta) ma più probabilmente tra 0,5 e 0,7 il che significa che solo il 50%-70% della dose distribuita sarà assorbibile. L’utilizzo di Nitrato Ammonico aumenta il coefficiente di utilizzo

Una considerazione conclusiva

Nitrato Ammonico o azoto a lento rilascio?

Ci riferiamo ai fertilizzanti con inibitore della nitrificazione, i quali (teoricamente) sono in grado di rilasciare azoto in maniera graduale.

Abbiamo elencato molti fattori che rendono difficile definire una dose standard di Azoto da distribuire, perché si innescano fenomeni di interazione  molto complessi tra pianta, suolo, clima e ambiente. Il rilascio di azoto in concimi con inibitori della nitrificazione sono ulteriormente influenzati dalla temperatura, dalla tipologia di suolo e dalla massa microbica. Introduciamo in questo modo  ulteriori variabili che potrebbero far si che il rilascio di azoto non corrisponda alle esigenze di assorbimento della pianta, in termini di tempistiche e di quantità.

Nel caso di un unico intervento di concimazione con i lento rilascio si riducono i passaggi e i costi  per la fertilizzazione (costo macchina, gasolio, operatore) ma si riduce la possibilità di variare la concimazione in base alla lettura (fatta in campo) dello sviluppo della pianta.

Naturalmente, la competenza professionale di ciascun agricoltore, nel testare prodotti e fare esperienze è un bagaglio formativo che non trova pari e questo rappresenta un valore aggiunto imprescindibile nello stabilire quali percorsi di concimazione si vogliano intraprendere. In altre parole, ognuno negli anni ha modo di sperimentare nei terreni della propria azienda e interpretare i risultati ottenuti. Questo vale anche per la fertilizzazione azotata e ha come riflesso il fatto che alcuni agricoltori, proprio sulla scorta della loro esperienza, stiano usando concimi con inibitori della nitrificazione.

Non abbiamo la presunzione di dare definizioni restrittive in termini di fertilizzazione, perciò speriamo che quanto scritto, rappresenti un modo per stimolare la curiosità dei lettori e che possano trovare in questo articolo qualche spunto di riflessione e di confronto, con noi, con i tecnici dei propri fornitori di fiducia, con gli altri agricoltori.