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le semine
primaverili e
autunnali


Semine grano 2019-2020: ci sono ancora spazi

Dopo un autunno flagellato da piogge intense e diffuse, le semine del frumento potranno comunque essere effettuate nei mesi invernali, a patto di selezionare le genetiche più flessibili.

La stagione delle semine 2019-2020 non è stata fra le più facili, dato che in molte aree geografiche italiane si sono susseguite piogge spesso ad alto grado di intensità.

I terreni saturi di pioggia hanno quindi impedito a molti di operare la semina nel periodo tradizionale, ovvero tra fine ottobre e inizio novembre a seconda della latitudine. Ciò fa temere per una contrazione dei cereali alla trebbiatura 2020, specialmente per quanto riguarda grano duro e tenero.

Se i mesi invernali saranno più clementi quanto a precipitazioni, sarà possibile comunque approfittare di finestre temporali atte a consentire semine anche tra metà dicembre e inizio marzo.

Per sfruttare tali finestre, però, è necessario poter contare su varietà idonee anche alla semina tardiva. Non tutte le varietà di frumento necessitano, in egual misura, del processo di vernalizzazione, permettendo quindi la loro semina anche quando la stagione di freddo sia destinata a somministrarne poco.

Per esempio, alcune varietà precoci di grano possono essere seminate nel cuore dell’inverno, fino a metà febbraio, rivelandosi adatte soprattutto per le aree centro-meridionali del Paese.

Se anche l’inverno si mostrasse ostile alle semine, per esempio per via di periodiche nevicate o terreni a lungo gelati, si può sempre contare su varietà “alternative”, seminabili cioè fino a tutto marzo. Quindi fino agli esordi della primavera.

 

Alcuni accorgimenti pratici

In caso si dovesse ricorrere a semine di fine inverno o di inizio primavera si dovranno tenere in conto anche pratiche agricole differenti rispetto a quelle tradizionalmente seguite quando le semine cadano in autunno. Tecniche come la semina su sodo possono divenire strategiche in caso di semine nella seconda metà dell’inverno, permettendo di mettere a dimora i semi senza dovere fare troppo i conti col terreno.

Dovranno poi modificarsi anche le tecniche di fertilizzazione e difesa, dal momento che, per le semine precoci, il frazionamento degli apporti azotati, che normalmente inizia in inverno con l’accestimento ad un dosaggio medio del 25%, nelle semine tardive potrebbero arrivare anche al 35-40 % del fabbisogno totale.

Questo per consentire un buon accestimento che, normalmente, si riduce con le semine invernali e con condizioni di suolo non ottimale.

Anche la difesa della coltura dovrà necessariamente cambiare, dal momento che diserbi e trattamenti fungicidi risulteranno spostati in avanti di alcune settimane, periodo in cui risulteranno sfasate quindi le condizioni climatiche, le pressioni di malerbe e patogeni e gli stadi della coltura.


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